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Nel 1986 l’assemblea dei soci elesse come nuovo presidente P. Cornelio Fabro.
La memoria di Tommaso d’Aquino nel VII centenario della sua morte fu il tema di innumerevoli atti in modo speciale nella cultura occidentale. Uno degli studiosi dell’Aquinate di maggiore ascolto e fama era il professor Cornelio Fabro. Egli fu il relatore centrale nell’atto ufficiale del Governo italiano. La sua conferenza nel salone del Campidoglio si annunciava con questo titolo “San Tommaso d’Aquino, maestro di libertà”. Il professor Fabro portava anni di studio su Tommaso e su due pensatori come Martin Heidegger e Sören Kierkegaard, entrambi lo invitavano a filosofare sull’ente e sulla libertà. Fabro è morto nel mese di maggio del 1995, tre settimane prima del padre D’Amore.
Padre Fabro lascia un’impronta incancellabile nella storia del tomismo, e nello sviluppo della SITA. Egli è il primo presidente della SITA eletto dai soci, il 5 gennaio del 1986, alla fine del Congresso della SITA che aveva come tema “L’anima nella antropologia di Tommaso d’Aquino”. In quella data, era Maestro dell’Ordine, padre Damian Byrne, e in quanto tale era il presidente della SITA, colui che presentò i Congressisti al Papa. Questo fu il suo unico atto in relazione alla SITA. Tornati alla sede del Congresso, ebbe luogo la votazione dell’Assemblea. L’illustre pensatore già aveva raggiunto fama mondiale come il tomista per eccellenza, e mantenne la carica di Presidente per sette anni. Per il padre Fabro questa elezione era un grande onore. Però a sua volta l’onore ricadeva sulla SITA che cominciava a estendersi in tutto il mondo.
Oggi conosciamo con ogni dettaglio il processo di formazione di Fabro. I religiosi della Congregazione del Verbo Incarnato hanno assunto il compito di pubblicare l’Opera omnia di Cornelio Fabro. Si progetta la pubblicazione di un centinaio di opere. Sotto il titolo “Quaderni fabriani” hanno iniziato a pubblicare lavori che servono per conoscere la dottrina del filosofo. È appena finita la stampa di uno di questi “quaderni” di padre Elvio Celestino Fontana, con il titolo Fabro all’Angelicum. Nell’anno 1931 Fabro si inscrisse come studente della Facoltà di Teologia all’“Angelicum”. Già l’“Angelicum” si era trasferito dalla sede di San Vitale al Convento della Salita del Grillo. Fabro segui i corsì fino all’anno 1939, in cui difese la sua tesi dottorale sul tema La nozione metafisica di patecipazione secondo Tommaso d’Aquino. Il quaderno presenta anno per anno tutto ciò che si riferisce alla Facoltà: autorità, professori, corsi, seminari, esercitazioni, e in modo speciale la risonanza culturale che ha avuto la tesi sul tema della partecipazione. I direttori della tesi sono due professori, M. Matthijs e Simonin. Gli danno il voto di maxima cum laude, Matthijs fa una recensione sulla Rivista Angelicum nel 1940.
Fabro, fin dai suoi studi iniziali, è un profondo studioso di san Tommaso e allo stesso tempo è originale, il ricercatore che si sente scomodo nella tradizione della scuola, perché questa non ha sviluppato l’originalità di Tommaso rispetto ad Aristotele. A Fabro dobbiamo la comprensione dell’atto di essere che Tommaso ha inaugurato e che non si riduce a essere in atto: hoc quod ego dico actus! Il seme che è caduto nella terra buona sarà il centro del pensiero fabriano per tutta la sua opera di pensatore cristiano.
L’impronta di Fabro nella SITA fu l’irradiazione del suo nuovo stile di lettura delle opere di Tommaso e il dialogo con i filosofi come Kierkegaard, Heidegger e specialmente Hegel. Io andavo regolarmente a parlare con lui, a informarlo delle attività in progetto, a invitarlo a tenere qualche conferenza. La sua risposta era sempre positiva. Non era d’accordo con la politica di Andreotti e me lo diceva apertamente. Lo irritava in modo speciale la posizione dottrinale del gesuita Karl Rahner. Qauando le Brigate Rosse lo minacciarono di morte sentì terrore e tutti i giorni glossava qualche parola del Padre Nostro. Gli ultimi anni lo ossessionava il tema della libertà, ed era propenso a vedere la storia in due tappe: quella della verità e quella della libertà. Fabro, precede Gilson nella scoperta della originalità della metafisica tomista. Mondin mette in rilievo questa originalità di Tommaso d’Aquino scoperta da Fabro ed esposta con parresìa nella sua teoria della partecipazione e della causalità.
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