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I presidenti:

 

Vincent de Couesnongle, OP


 

L’anno 1974 nel mese di agosto fu eletto Maestro dell’Ordine a Madonna dell’Arco. Era un domenicano con vocazione per lo studio e l’insegnamento, assistente alla vita intellettuale con il padre Aniceto, buon conoscitore dell’Ordine e buon promotore del carisma domenicano. La sua tesi dottorale ebbe risonanza tra gli specialisti per ciò che apportava alla “lettura” della IV via di san Tommaso.[1] Le sue circolari all’Ordine furono molto bene accolte. Il domenicano doveva avere courage de futur, e uscire per le vie della “città secolare” portando in una mano la Bibbia e nell’altra il periodico. Perché a differenza dell’uomo medievale, l’uomo attuale, al risveglio ascolta la radio in cerca di notizie e nessuno lo rimprovera come el mio Cid a los infanzones que almuerzan antes que fagan oracion.[2]

Il padre De Couesnongle mise al fronte della vita intellettuale il padre L. Walsh.

La sua relazione con la SITA fu notevole. Accettò di essere il Presidente della SITA nella sua qualità di Maestro dell’Ordine fino a che si fosse posta in cammino. Prese parte attiva al primo Congresso della SITA dedicato alla memoria centenaria della Enciclica Aeterni Patris di Leone XIII. Nell’udienza che avemmo con il papa Giovanni Paolo II, il Presidente lesse il saluto e presentò i soci. Per dare maggior prestigio internazionale nominò Vice-Presidente Jean Ladrière, professore di Lovanio. La sua relazione con la SITA fu politicamente corretta, ma realmente di scarso effetto.

Non gli piaceva lo stile del padre D’Amore che riduceva la SITA alla celebrazione dei Congressi. È certo che i Congressi Internazionali sono costosi e non vanno oltre il dare a conoscere la situazione culturale. Ma se non si fanno, neanche si conosce il presente culturale. Preferiva lo studio e il dialogo. Nel primo momento del suo intervento davanti al Papa, pone l’accento sulla crisi che patisce l’autorità della Chiesa e l’autorità di Tommaso. Per molti è lettera morta, qualcosa già sepolto. Questo è la sfida che ci rivolge il nostro tempo. È doveroso dare una risposta. Ma il linguaggio, i problemi, la mentalità, la cultura ambientale, è tanto diversa, che dobbiamo andare di nuovo alle radici e riscattare il Tommaso dimenticato. Questo si propone la SITA. Nel saluto al Papa gli ricorda che è alunno dell’“Angelicum” e il socio numero uno della SITA, che già nel programma pastorale ha incluso l’incontro tra il pensiero cristiano e la cultura contemporanea. Tutto questo è motivo di esultanza per l’Ordine, per l’Università in cui Tommaso abita come nella sua casa e per la SITA, che già cammina verso la meta che si è proposta.

La risposta del Papa fu magistrale come memoria, investigazione sul nucleo della filosofia, che consiste nell’atto di essere e l’essere atto. Questo indica che non solo non è morta questa intuizione tomista ma che si impone per salvare l’uomo ed è un canto in onore dell’esistente. I tre giorni del Congresso risultarono una pietra miliare nella sentiero della SITA. Il Maestro dell’Ordine era molto felice per quanto aveva visto o udito.[3] La sua sfiducia nei Congressi, però, giunse a un certo estremo; proibì alla SITA di partecipare a un Congresso di Filosofia cristiana in Argentina diretto da Derisi, Caturelli e altri, come Ladusans e Agustin Basave. Ironia della realtà: il padre D’Amore ed io partecipammo al Congresso in quanto invitati come professori, senza figurare per niente la SITA. Nella mia memoria dei 20 anni della SITA ho raccontato questo episodio.

Per questo motivo, la sua relazione con la SITA fu singolare. “Io non sono il padre Aniceto” mi disse un giorno, riferendosi agli aiuti che gli domandava il padre D’Amore. Io gli ricordavo che la SITA non era sotto l’autorità dell’Ordine, ma dei soci e delle Assemblee, benché non fosse slegata dall’Ordine e necessitasse della sua protezione speciale.

La relazione del padre De Couesnongle con la SITA ha qualcosa a che vedere con la preziosa lettera del Papa Paolo VI Lumen Ecclesiae, in occasione del VII centenario tomista. Speravamo in una Enciclica e ci consolammo con questa “lettera” papale semplice ed eccellente per la memoria di Tommaso d’Aquino e per il respiro della SITA.[4]


 

[1] V. De Couesnongle, La causalité du maximum, in Revue de scienses philosophiques et theologiques, 38/3 (1954), pp. 433-444  e 38/4 (1954), pp. 658-680.

[2] “Come il mio Cid agli idalghi che fanno colazione prima di fare orazione”. Si fa riferimento al poema epico spagnolo anonimo Cantar de mío Cid, della metà del XII secolo (N.d.T.).

[3] Cfr. Aa.Vv., Tommaso d’Aquino nel I Centenario dell’Enciclica “Aeterni Patris”, Società Internazionale Tommaso d’Aquino, Roma 1979.

[4] Cfr. A. Lobato, Itinerario de la SITA en sus primeros 20 años, cit.